La scrittura della propria storia, la narrazione di sé per vari motivi che possono essere la necessità di rivedere il vissuto, di percorrere una via di crescita personale, di fare autoanalisi o anche di lasciare a chi verrà memoria della nostra vita il termine giusto è autobiografia. Che non va confusa con la biografia. Leggo articoli e ascolto commenti in cui invece i due generi vengono confusi.  La scrittura autobiografica ha delle caratteristiche sue proprie che non vanno confuse non la biografia che, in genere, ha anche finalità ben diverse. Vediamo le differenze.

autobiografia e biografia
L’ autobiografia è scritta dall’autore, di sua mano. Se non è così non si può parlare di scrittura autobiografica.  

  • La prima differenza è macroscopica: l’autobiografia è scritta dall’autore, di sua mano. Se non è così non si può parlare di scrittura autobiografica.  

 

  • La biografia invece è scritta da un altro autore che racconta la storia di un determinato personaggio. La biografia di Steve Jobs scritta da Walter Isaacson è appunto una biografia non un’autobiografia, non si tratta di scrittura autobiografica. Tutti i testi in cui uno scrittore narra, raccoglie, scrive la vita di un altro personaggio va definita scrittura biografica.

 

  • La biografia racconta in genere di  personaggi famosi, storici, cantanti, politici, sportivi. Una biografia può essere definita postuma se pubblicata dopo la morte del protagonista e può essere autorizzata o non autorizzata a seconda del riconoscimento ufficiale del contenuto da parte del protagonista .

 

Due generi narrativi distinti

Anche Wikipedia giustamente le distingue e definisce come due generi ben distinti.

  • L’autobiografia è un genere letterario che il critico letterario francese Philippe Lejeune ha definito “il racconto retrospettivo in prosa che un individuo reale fa della propria esistenza, quando mette l’accento sulla sua vita individuale, in particolare sulla storia della propria personalità”È scritto da chi, a un certo punto della propria vita, decide di rievocare le fasi già vissute e che sono state per lui importanti. L’autore  prende coscienza di sé attraverso i ricordi ed è protagonista delle vicende narrate. Non sono presenti tutti i fatti della vita dell’autore, ma soltanto quelli che lui vuol far conoscere per presentarsi in un certo modo. Lo stile è di solito “sostenuto” e vi sono poche inserzioni dialogiche, molte invece sono le riflessioni personali.

 

  • Invece la biografia è un testo che contiene la ricostruzione complessiva della vita di una persona, scritto in forma narrativa o di saggio. Viene raccolta come dicevamo da un altro autore. A dire il vero ci sono  molti testi pubblicati a nome dell’autore che in realtà non sono scritti dal protagonista e hanno scopi diversi: la persona si avvale di un giornalista che in qualità di ghost writer presti il suo talento per aumentare la propria popolarità o per rispondere al suo pubblico.

 

autobiografia scriviamo della nostra vita
Possiamo parlare di autobiografia se scriviamo di noi, degli altri, della nostra storia, della nostra vita.

La LUA (Libera Università dell’ Autobiografia) – che ho frequentato per passione e per diventare cultrice in autobiografia in modo da apprendere tutti gli aspetti di questo genere – mira, in alcuni suoi progetti, a trovare punti d’incontro tra i due generi. Il nostro intento – dichiara l’equipe di Duccio Demetrio, fondatore con Saverio Tutino della LUA – è dunque quello di coniugare la tecnica di scrittura autobiografica, le cui competenze sono degli esperti della LUA,  e tecniche diverse di raccolta di biografie con la ricerca storico-memoriale su luoghi di rilevanza storica e comunità di particolare interesse culturale o socio-politico.”

 

Nasce una modalità di pensiero

 

E ancora:  nello specifico, possiamo parlare di autobiografia se scriviamo di noi, degli altri, della nostra storia, della nostra vita. La parola greca – autos, me stesso + bio, vita – grafein, scrittura)  contiene questo aspetto cruciale che non solo ci consente di trasferire i ricordi del nostro parlato o della nostra mente sulla carta e di conservarli, di proteggerli; ma la scrittura autobiografica e la scrittura in generale possiedono una particolarità che oggi sempre più viene studiata e che consiste nel dar vita ad una modalità di pensiero, accanto alle altre di cui ci serviamo. Il pensiero autobiografico risveglia immagini, emozioni e ricordi, ma ci spinge anche ad interrogarci e a  porci domande ed è adatto innanzitutto laddove “lo riconduciamo all’introspezione, a quei processi di auto-indagine,  di auto-esplorazione intorno al nostro essere come donne, uomini, ragazzi. L’autobiografia è stata definita, rispetto ad altre tipologie narrative, una scrittura della realtà, un tentativo di riscoprire verità celate sotto le apparenze”( Duccio Demetrio- L’Atelier Autobiografico- Atti-Convegno Erikson 2009).

 

Un aspetto in comune c’è

 

Appare chiaro che si tratti però di due dimensioni della scrittura diverse che possono trovare, certo, punti d’incontro.

L’importante è che questa differenza sia ben chiara e quando si parla di scrittura autobiografica non si confonda con la biografia.

Quando mi sono dedicata alla scrittura della mia autobiografia – Ti aspetto qui – come atto conclusivo del primo anno di LUA ma anche come una scelta di percorso di crescita personale e di sperimentazione sulla scrittura posso dire che è emerso un forte tratto che la differenzia dalla biografia: questo tipo di scrittura fatta sul proprio vissuto porta a scendere nella profondità del nostro percorso, a valutare le scelte e le relazioni. Si fa davvero un grande lavoro su se stessi che di rado è presente nella raccolta biografica.

Una cosa però in comune c’è tra questi due generi: l’importanza e la preziosità di ogni storia che va conservata e salvata come patrimonio comune.

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